Carta dei valori

Premessa

Lo stile d’azione del Murialdoè concreto: “Facciamo il bene, ma facciamolo bene”; considera il ragazzo “cuore” della società e vuole arrivare al cuore d’ogni ragazzo perché l’opera educativa sappia mettere in moto la costruzione di una persona matura, adulta, in modo da raggiungere il fine della sua opera pedagogica: “Formare buoni cittadini e buoni cristiani”.

 

LEGGERE I SEGNI DEI TEMPI

Attualizzare le parole che hanno fatto nascere un carisma e una famiglia.

“È tempo oramai di battaglia. Oggi (1850) per difendere e salvare le anime, il clero come sempre deve avere scienza, santità, carità, ma anche sapersi acquistare l’opinione pubblica con la difesa e propaganda della verità… laici e religiosi che sanno ascoltare i bisogni della società, e allora: interessarsi, presentarsi come amici, saper ricevere lezioni dalla povertà e dai poveri. Ci si prende cura dei poveri, dei fanciulli, dei ragazzi delle popolazioni operaie, con gli oratori, le scuole, con il patronato degli apprendisti; ma per i giovani operai che entrano nel mondo del lavoro, cosa si fa? Non c’è un’associazione per loro, perché non istituire un’unione di operai cattolici che si prenda cura di loro, nelle malattie, nella disoccupazione, nell’istruzione, nel lavoro, mantenendo in loro e ravvivando in essi lo spirito religioso e la pratica cristiana? Dalla prima unione ne nasceranno altre!”

Queste le parole di Leonardo Murialdo poco più che ventenne, intuizioni ancora oggi attuali e da mantenere vive riattualizzandole e traducendole in iniziative adatte ai giovani e alla società di oggi, secondo quanto da lui suggerito: “leggere i segni dei tempi”.

 

LA FAMIGLIA EDUCATIVA

Lo spirito di famiglia è la caratteristica principale dell’azione dei Giuseppini: ogni iniziativa missionaria, pastorale, educativa e formativa ne deve essere impregnata.

La Comunità educativa è formata dalla comunità religiosa, dai laici, dai giovani e dalle famiglie dei ragazzi presenti nelle diverse opere della congregazione.

La sua azione, pienamente condivisa da tutti i componenti, è tesa al servizio, inteso come crescita integrale dei ragazzi e dei giovani, anche e soprattutto attraverso la creazione di vincoli di stima, affetto e collaborazione: questi valori sono stati tradotti in una pagina divenuta celebre tra i Giuseppini: “uno il pensiero, uno il cuore, unità di azione e di amicizia”.

È uno stile di famiglia, caratterizzato:

  • dalla donazione totale di tutto se stessi ai giovani;
  • dalla dolcezza nei sentimenti, nelle parole e nel tratto, provenienti dalla certezza che Dio ama ciascuno teneramente;
  • dalla pazienza, scaturita dalla convinzione che Dio è amore misericordioso, dalla conoscenza realistica dei giovani, dal saper aspettare affinchè maturino;
  • dal lavoro umile e nascosto che incide come la goccia sulla roccia;
  • dall’impegno nel “fare bene il bene”.
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LA CENTRALITÀ DEL RAGAZZO

I ragazzi e i giovani, la loro formazione umana, spirituale, culturale e professionale devono e essere il fulcro e il punto d’incontro di ogni iniziativa della comunità educativa murialdina.

La centralità della persona, nell’azione educativa, formativa e pastorale delle opere del Murialdo, presuppone che tutti gli operatori credano alle potenzialità insite in ogni giovane, offrendo loro le migliori opportunità di crescita umana e professionale, nel rispetto delle sue attitudini e interessi. Centrare l’opera educativa sul ragazzo è mettere in atto una pedagogia preventiva, affinché nessuno di loro possa cadere in balia di valori effimeri. La pedagogia della prevenzione ha significato e un’ importanza esponenziale solo se tra educatore e ragazzo si instaura il principio concreto della cooperazione “insieme si può!”.

La centralità del ragazzo presuppone l’offerta di strutture, strumenti e tecnologie adeguate per accompagnarlo nell’evoluzione della sua esperienza personale e professionale.

In tal senso, l’attenzione formativa dell’educatore e del formatore, fondata su una testimonianza di vita anche a livello comunitario, tenderà a far emergere le ricchezze insite in ogni ragazzo, specie in quelli più timidi e “poveri”, e mirerà all’integrazione, nel loro percorso di maturazione, delle capacità di fede e delle capacità umane e professionali.

Mentre i giovani sono i protagonisti nella realizzazione del loro progetto di vita, la comunità educatrice è chiamata ad una nuova evangelizzazione come testimoni gioiosi e fedeli.

 

LE ESIGENZE DEI RAGAZZI DI OGGI

I ragazzi e i giovani d’oggi hanno bisogno di essere ascoltati e di ricevere risposte forti alle loro esigenze. Esse costituiranno un sicuro sostegno alla loro crescita integrale.

“I giovani sono particolarmente esposti al rischio di essere ingannati dal fascino della moderna cultura secolare. Eppure, come tutte le speranze più grandi o più piccole, che sembrano a prima vista promettere molto, essa risulta essere una falsa speranza e tragicamente, la disillusione non di rado porta alla depressione e alla disperazione, e anche al suicidio”.

L’odierna realtà giovanile, caratterizzata da così forti suggestioni di rischio e da grandi potenzialità che non sempre hanno l’opportunità di esprimersi, può essere qualificata dai seguenti bisogni ed esigenze:

  • di certezze e di sicurezza ”dare loro punti fermi di riferimento”;
  • di credere in se stessi e nelle loro potenzialità ”sostenerli nell’interrogare se stessi in modo da riconoscere i propri punti forti e quelli in evoluzione”;
  • di rispetto della gradualità della loro crescita “dare loro la sicurezza che li amiamo così come sono in questo momento”;
  • di avere la possibilità di imparare dai successi “far vivere loro la bellezza di sperimentare il bello, il buono e il grande attraverso il proprio e altrui successo”;
  • diritto ad un futuro certo “invitarli a essere amanti della cultura della legalità, della pace, della giustizia, del lavoro per vivere con ruolo attivo la società della conoscenza“;
  • di credere nei valori “aiutarli ad allontanarsi da quanto è effimero, dalle lusinghe, sollecitarli ad essere e non apparire”.

I giovani hanno bisogno di essere ascoltati e quindi di amorevoli, pazienti, impegnati ed istruiti educatori, formatori per vincere la sfida di avere giovani che “accolgono, aiutano, si sentono di appartenere, si sentono amati, aperti al dialogo e alla speranza”.

 

LA COMUNITÀ EDUCATIVA

La comunità educativa dei Giuseppini possiede un tesoro prezioso: l’insegnamento e l’esperienza del Murialdo. Riattualizzati nei confronti del ragazzo e del giovane essi costituiscono una fonte inesauribile alla quale tutti possono attingere.

I Valori umani, educativi, formativi e religiosi del Murialdo, che mantengono ancora tutto il loro significato, possono essere riattualizzati in funzione di una precisa risposta alle esigenze dei giovani e quale offerta di formazione e spiritualità per i giovani d’oggi. I formatori assumono, in tutto ciò, un’importanza esponenziale.

I valori di seguito enunciati sono la sostanza della “Carta”, che impegnano tutta la comunità educativa:

  • ogni giovane è un dono di Dio, una ricchezza per la società e, pertanto, al centro di ogni azione educativa, nella sua globalità;
  • ogni giovane ha diritto ad un percorso educativo e formativo, adeguato alle sue attitudini e ai suoi interessi, in modo che possa raggiungere il successo formativo, umano e professionale;
  • ogni giovane ha diritto a realizzare un proprio progetto di vita, che comprenda ed integri gli aspetti affettivi, umani, culturali e professionali;
  • ogni giovane ha diritto di essere accolto come in una famiglia e, in un clima di famiglia, essere accompagnato all’autonomia e all’inserimento nella società;
  • ogni giovane ha diritto a vivere l’esperienza di cittadinanza più ampia e di convivenza civile che lo conducano a diventare cittadino attivo nella società.

Si pone come rilevante, allora, tutta un’azione di orientamento da parte dei formatori, e non solo, tenendo presente che: “L’Orientamento consiste, nella prospettiva della educazione permanente, del cambiamento rapido delle strutture sociali e dei bisogni della popolazione, della rapida evoluzione delle scienze e delle tecniche, del massiccio espandersi dei mezzi d’informazione e dell’impiego efficace delle risorse, nel mettere l’individuo in condizione di prendere coscienza delle proprie caratteristiche personali e di svilupparle in vista della scelta degli studi e delle attività professionali, in ogni circostanza della vita, con la duplice consapevolezza di servire allo sviluppo della società e alla realizzazione della propria personalità.“

Nelle Istituzioni Engim

il giovane viene educato alla solidarietà, attraverso esperienze tese a:

  • vivere la dimensione di servizio sviluppando la capacità di lettura e conoscenza dei problemi e delle emarginazioni del proprio territorio;
  • dare risposte concrete, competenti e stabili nel tempo ai bisogni dei fratelli, come trasparenza e segno dell’amore;
  • cogliere le “dinamiche perverse” che producono emarginazione ed ingiustizia;
  • essere presente nella comunità degli uomini attraverso la capacità di collaborare con tutti;
  • sviluppare un senso del rispetto della vita e nella salvaguardia del creato;
  • educarsi alla mondialità (fratellanza, solidarietà, pace...)

il giovane viene aiutato a vivere la comunità ecclesiale, attraverso esperienze tese a:

  • sperimentare il valore evangelico della comunità,
  • condividere le “meraviglie di Dio”,
  • sviluppare il dialogo, la collaborazione e il protagonismo con la chiara coscienza di appartenere alla “ben unita famiglia murialdina” nella chiesa particolare, in comunione con la missione universale.

Nella convinzione che il progresso nella spiritualità, nella formazione e nella cultura è un cammino continuo.

IL METODO DI INCONTRO MURIALDINO

La comunità educativa Giuseppina non aspetta di essere cercata: va incontro, dialoga, ascolta, fa crescere, rispetta, testimonia e sa attendere che la semina porti i suoi frutti.

I valori, descritti nella “Carta”, come risposta alle esigenze dei giovani d’oggi devono essere “incarnati” e continuamente attualizzati da coloro che continuano il carisma del Fondatore, cioè la comunità educativa, tutta impegnata nel percorso che conduce il ragazzo alla sua piena maturazione umana e professionale.

I religiosi, i laici, gli educatori e i formatori, pur avendo maturato nel tempo metodi e strumenti di accoglienza e di formazione, dovranno continuamente adattare la metodologia secondo queste principali azioni:

  • al centro dell’attività dell’educatore ci deve essere il ragazzo nella ricchezza di tutti gli aspetti: di lui “devono conoscere il carattere e la moralità”;
  • andare incontro ai giovani, sapendoli accogliere in tutte le loro problematiche, difficoltà e ricchezze;
  • saper dialogare con i giovani, senza imporre la propria verità, ma sapendola far emergere dalla loro esperienza;
  • essere significativi nel proprio messaggio affettivo, culturale e formativo, in modo da indurre convinzioni profonde nei giovani;
  • far maturare le motivazioni insite nei giovani, distinguendole con spirito critico, per una scelta motivata e profonda del proprio cammino di vita;
  • saper rispettare la gradualità della crescita dei giovani: l’evoluzione del proprio metodo di apprendimento, di acquisizione delle convinzioni, della libertà delle loro scelte;
  • vivere concretamente la scelta di itinerari educativi, funzionali all’acquisizione di particolari valori da parte dei giovani, seguendo i ragazzi in maniera individualizzata e personalizzata;
  • essere testimoni del messaggio umano e cristiano, nel rispetto delle diverse culture e delle diverse provenienze;
  • crearsi le condizioni per una formazione continua degli educatori, sia laici che religiosi, per una rimotivazione profonda dei propri ideali di servizio e di risposta al carisma;
  • saper offrire ai giovani una qualità di vita attraverso un clima sereno nell’ambiente formativo;
  • saper essere nella propria azione educativa verso i giovani amico, fratello e padre.

Infine: avere nella propria azione educativa la caratteristica della “straordinarietà nell’ordinarietà”, che ha come modello San Giuseppe e la vita di famiglia di Nazareth nella quotidianità.

IL MURIALDO VIVE

Il Murialdo è una persona, un santo, che vive nei suoi figli, nella comunità educativa sparsa nel mondo, operatrice di un cambiamento lento ma profondo. È un modello, una guida, un sostegno, un compagno nel cammino della vita.

Vivono le sue idee, cariche sempre di nuovi fermenti;
vivono le sue opere;
vive il suo esempio capace di attirare altri giovani a seguire la sua strada;
vive la sua santità riconosciuta dalla Chiesa il 3 maggio 1970.

Vive nei Giuseppini del Murialdo, la famiglia religiosa nata il 19 marzo 1873 per opera sua, per vivere in mezzo ai giovani: i Giuseppini seguono la chiamata di Dio, ripercorrendo i passi del Fondatore. Eccoli al lavoro nelle scuole, nei centri di formazione professionale, nei gruppi giovanili, nelle parrocchie, nelle missioni, nei centri di accoglienza, accanto a chi tra i giovani ha più bisogno di amicizia e solidarietà.

E ancora il Murialdo vive nella famiglia religiosa di religiose, le Murialdine di San Giuseppe, fondate nel 1953 da Padre Luigi Casaril: esse svolgono il loro apostolato tra la gioventù povera e in favore delle famiglie bisognose.

Il Murialdo vive nell’Istituto secolare Murialdo, associazione di laici in Brasile, formato da persone che si consacrano a Dio e si propongono di vivere la spiritualità secolare e il carisma murialdino.
Nei laici, donne e uomini, che hanno fatto proprio il carisma del Murialdo.
E ancora vive in tutte le realtà laicali che si ispirano al Murialdo.

Sono queste realtà complementari e, in quanto tali, si presentano come Famiglia per dare un’immagine e una testimonianza viva e coerente di fraternità e collaborazione.

UNO STILE ESEMPLARE

La biografia del Murialdo non è solo ricordo ammirato di una vita “lontana”: è stimolo continuo alla fiducia nella Provvidenza e realizzazione delle proprie potenzialità per la crescita del Regno.