BREVE STORIA e TAPPE DEI DIRITTI UMANI

La Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo fu proclamata dalle nazioni unite nel 1948, dopo le atrocità della seconda guerra mondiale. E' senza dubbio il documento che segna una tappa fondamentale nell'affermazione dei diritti umani; in quanto per la prima volta viene affermato che esistono diritti di cui ogni essere umano deve poter godere per la sola ragione di essere al mondo. La Dichiarazione è composta da un preambolo e da 30 articoli che sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona Tuttavia non si può affermare che i diritti umani siano "nati" nel 1948 e forse non si può stabilire nemmeno con precisione una data precisa. Ciascun diritto proclamato nella Dichiarazione è frutto di un lungo percorso storico che ne ha portato all'affermazione. Si pensi al diritto di voto: un tempo non era nemmeno concepito che i cittadini potessero contribuire alla vita politica del loro Paese, poi questo diritto è stato concesso agli uomini appartenenti a certe classi sociali, poi a tutti gli uomini e si parlava di suffragio universale, che in realtà universale non era perché per molti anni ancora le donne furono escluse dall'esercizio di questo importante diritto.

Molti diritti, poi, si sono evoluti o addirittura sono nati proprio in seguito alla proclamazione della Dichiarazione. E' interessante a questo proposito capire come nel corso delle epoche storiche il concetto e il contenuto di diritto umano si sia evoluto. Come vedremo e come sopra accennato si tratta di un lunghissimo percorso storico e questo ci fa comprendere ancora più a fondo l'importanza della conquista dei diritti umani, un patrimonio che va quindi gelosamente custodito.

La Grecia e l'antica Roma

Iniziamo la nostra analisi da una delle culle della civiltà: la Grecia Antica. Un elemento evocativo di Atene è l'agorà, ossia la piazza in cui si svolgeva la vita politica e sociale della città, dove i cittadini si confrontavano per prendere le decisioni più importanti. Tuttavia, gran parte della popolazione ne era esclusa: le persone che potevano partecipare alla vita politica erano solo i cittadini e, anche se può apparire strano ai giorni nostri, erano considerati tali solo gli uomini adulti e liberi ad esclusione di tutte le altre persone che componevano la popolazione: bambini, donne e schiavi. Un po' la stessa cosa accadeva nell'antica Roma, dove come in Atene, essere titolari di diritti dipendeva dall'avere una certa posizione sociale: non tutta la popolazione era degna di essere inclusa nella categoria di popolo, ad alcuni soggetti era precluso l'esercizio di qualsiasi diritto , riservati esclusivamente ai cittadini liberi maschi e pater familiare. Al contrario, la concezione moderna di diritti umani prevede che qualsiasi soggetto possa essere titolare di tali diritti a prescindere dalla sua posizione sociale.

Il feudalesimo

Un contributo importante è stato dato dal Cristianesimo, che si fonda sull'idea dell'uguaglianza degli uomini davanti a Dio. In realtà questo principio si scontrava con la realtà dell'epoca e in particolare con i fondamenti su cui si basava il potere politico, che presupponeva una forte gerarchizzazione e delle profonde diseguaglianze sociali: condizioni essenziali per il feudalesimo, che presupponeva l'esistenza dei servi della gleba e quindi di soggetti sostanzialmente equiparati ad oggetti, che si potevano vendere o scambiare. Risale a questo periodo un importante documento: la Magna Charta Libertatum del 1215, un documento emanato dal re d'Inghilterra Giovanni Senza Terra che contiene un elenco di diritti come, per esempio, il diritto alla proprietà privata, il diritto alla libertà, il diritto a non essere condannati senza motivo e comunque ad essere giudicati da un organo legittimo.
Tuttavia questi diritti, che possono assomigliare a quelli contenuti nella Dichiarazione universale, non venivano riconosciuti a tutti gli individui, ma solo a quelle classi sociali ritenute più importanti: arcivescovi, vescovi, abati, priori, conti e baroni.
Sempre in Inghilterra, ma nel 1679 viene emanato un documento fondamentale nell'affermazione dei diritti umani: l'Habeas corpus Act. In pratica si stabiliva che nessuno può potesse essere arrestato, e quindi privato della sua libertà personale, in modo arbitrario, senza, cioè delle prove concrete sulla sua colpevolezza. Sulla scia di questo documento nel 1689 viene approvato anche il così detto Bill of rights (la Carta dei diritti) in cui si affermano, in particolare, la libertà di di religione, di parola e di stampa.

La Dichiarazione di indipendenza delle colonie americane e la Dichiarazione francese dei diritti dell'uomo e del cittadino

Nel corsi del 1700 si svilupparono in America e in Francia dei movimenti di pensiero e politici che sfociarono nell'approvazione di due importanti documenti nella storia dell'evoluzione dei diritti umani: la Dichiarazione di indipendenza delle colonie americane e la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino in Francia.
Le colonie inglesi in America, a causa dei continui conflitti con il governo inglese, decisero di proclamare la Dichiarazione di indipendenza, cui era allegata anche una Dichiarazione dei diritti dell'uomo, che rivendicava in particolare il diritto alla vita e alla libertà, nonché il diritto alla libertà di parola, di stampa, di religione e di riunione.
Così come in America anche in Francia si sviluppò un movimento per la rivendicazione dei diritti fondamentali. In questo caso perché il governo, impegnato in una serie di guerre, aveva investito in questa attività molto denaro, sottraendolo alla popolazione ed andandone quindi ad incrementare la povertà. Così al termine della Rivoluzione francese nel 1789 viene redatta la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino. Vennero sanciti diritti fondamentali come l'uguaglianza, la libertà di stampa, pensiero e religione, la presunzione di innocenza, il diritto alla proprietà privata.
Grazie a questi due precedenti, a partire dal 1900 prende il via un fenomeno che coinvolge tutto il mondo occidentale. Quindi nelle costituzioni, cioè nelle leggi fondamentali dei nuovi stati che via via si vanno formando, si sente la necessità di sancire gli stessi diritti rivendicati nella Dichiarazione di indipendenza americana e nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino francese.

L'Organizzazione delle Nazioni Unite e il concetto di universalità dei diritti umani

A conclusione di questa breve carrellata storica possiamo trarre delle conclusioni. I diritti umani non nascono in un preciso momento storico, ma sono il frutto di un'evoluzione, dovuta alle rivendicazioni di fasce di popolazione che si ritenevano naturalmente titolari di certi diritti che però non venivano loro riconosciuti da chi gestiva il potere.
Occorre però sottolineare che ancora non si può parlare del riconoscimento di diritti universali: le dichiarazioni che abbiamo visto sopra sono legate ai cittadini di determinati Stati (per esempio l'Inghilterra, la Francia o gli Stati Americani), non si parla ancora di diritti riconosciuti nei confronti di tutti gli esseri umani e quindi ancora non si può parlare di universalità dei diritti. In questo senso la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo rappresenta un passo storico: perché non è la dichiarazione di un solo Stato.
Come è stato possibile questo cambiamento di prospettiva? La risposta è semplice: perché molti Stati del mondo si sono associati è hanno dato vita ad una grande organizzazione: l'organizzazione delle Nazioni Unite.
L'ONU nasce ufficialmente nel 1945, quando i rappresentanti di 50 Stati elaborano ed approvano, nel corso della Conferenza di San Francisco, la Carta delle Nazioni Unite, che contiene le regole generali per il funzionamento dell'organizzazione. Oggi gli Stati membri dell'ONU sono 189, quindi praticamente tutti gli Stati del mondo.
Il fine principale dell'ONU è di mantenere la pace e la sicurezza internazionale, in particolare, promuovendo ed incoraggiando il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzioni di razza, di sesso, di lingua o di religione.
All'interno delle Nazioni Unite, che in realtà si occupano di molte altre questioni, ci sono rappresentanti di ogni Stato, insieme discutono e alla fine, con una votazione, prendono una decisione. In sintesi l'ONU funziona così, anche se in realtà ci sarebbero aspetti più problematici che, tuttavia, non è necessario sottolineare in questo momento. La cosa importante è con l'istituzione di questa organizzazione è stato finalmente possibile prendere delle decisioni in materia di diritti umani che non valessero per un solo Stato. Con questa procedura è stata adottata la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo nel 1948 e, successivamente, molti altri documenti importanti per la promozione e la tutela dei diritti umani. A partire da questa data, infatti, l'attività nel settore dei diritti umani è incrementata notevolmente dando vita a molte altre dichiarazioni e trattati che si occupano della tutela dei diritti di particolare categorie di individui: come donne, bambini, rifugiati ecc.

E' importante sottolineare che gli stati membri delle Nazioni Unite sono poi obbligati ad osservare i principi stabiliti nei documenti approvati dall'organizzazione nel momento in cui emanano delle leggi nazionali.
Dal breve accenno alla storia dei diritti umani appare chiaro come il contenuto di questi diritti si sia evoluto nel tempo e si può intuire che questa evoluzione sia destinata a continuare.
I diritti umani non sono quindi delle categorie e dei concetti statici, ma mutano col mutare delle condizioni storiche e politiche e dipendono direttamente dalle rivendicazioni di particolari fasce di popolazione.
A questo proposito gli studiosi che si occupano di diritti umani hanno individuato delle vere e proprie generazioni di diritti umani, divise a seconda del contesto storico in cui si sono sviluppate. Occorre tuttavia precisare che si tratta appunto di una prospettiva di carattere storico: non si vuole affermare che alcuni diritti siano più importanti di altri cercando di stabilire una scala di importanza.
La rivendicazione di certi diritti è una conseguenza dei rapporti di potere tra uomini, ma anche, e soprattutto in tempi recenti, del ruolo del progresso tecnico: si pensi in particolare al problema dell'inquinamento o a quello della pedofilia in internet.

Ecco quindi che la società civile rivendica dei nuovi diritti per rispondere alle minacce che possono provenire per esempio dalla tecnologia dell'informazione o dalla bioetica. Si tratta di fenomeni relativamente recenti. Ecco perché sono state individuate le generazioni di diritti umani: delle categorie che permettano di schematizzare l'evoluzione nel tempo dei diritti umani.
I nuovi diritti via via affermatisi sono caratterizzati dal fatto di essere sempre più specifici (ossia definiti nei più piccoli particolari) e di natura sempre più collettiva (ossia non più indirizzati al singolo ma all'intera comunità mondiale nel suo complesso).
Sono individuate quattro generazioni di diritti umani.

LA PRIMA GENERAZIONE: i diritti civili e politici

La prima generazione dei diritti umani viene fatta risalire al 1789, quindi alla fine della Rivoluzione francese con l'approvazione della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino.diritto alla vita e all'integrità fisica, e poi di tutti quei diritti legati alla libertà di pensiero, di religione, di espressione, di associazione, il diritto alla partecipazione politica, all'elettorato attivo e passivo.
Con questi diritti si rivendicano una serie di libertà, in particolare legate agli aspetti di partecipazione politica, è per questo motivo che si parla di diritti a matrice liberale.

LA SECONDA GENERAZIONE: i diritti economici, sociali e culturali

Questa seconda generazione ha origine con la Dichiarazione universale del 1948 e comprende diritti di natura economica, sociale e culturale (come per esempio il diritto all'istruzione, al lavoro, alla casa, alla salute ecc.).
L'esercizio effettivo di questi diritti dovrebbe contribuire al miglioramento delle condizioni di vita del cittadino. In questo senso si parla di diritti di matrice socialista, contrapponendoli a quelli di matrice liberale della prima generazione.
Infatti i diritti di prima generazione sono importantissimi, ma è anche vero che è necessario prima di tutto garantire delle condizioni minime di sopravvivenza uguali per tutti, che facciano da base comune per l'effettivo esercizio delle libertà fondamentali.

LA TERZA GENERAZIONE: i diritti di solidarietà

Questi diritti sono di tipo collettivo: significa che i destinatari non sono i singoli individui, ma i popoli. Ecco quindi che si parla di diritto all'autodeterminazione dei popoli, alla pace, allo sviluppo, all'equilibrio ecologico, al controllo delle risorse nazionali, alla difesa ambientale.
Sono anche diritti di tipo solidaristico: vuol dire che ogni popolo ha delle responsabilità nei confronti degli altri popoli, in particolare nei confronti di quelli che si trovano in situazioni di difficoltà. Si pensi ad esempio al problema dello sviluppo: molti Paesi si trovano in condizioni di povertà perché non sono in grado di fornire cibo a tutti gli abitanti o perché sono colpiti da malattie che non sono in grado di curare a cause della mancanza di denaro per acquistare le medicine. Ora, di fronte a queste situazioni scatta, o dovrebbe scattare, il dovere di solidarietà dei Paesi più ricchi, per due motivi. Primo perché esistono delle responsabilità storiche (si pensi a come certe parti del mondo sono state sfruttate durante l'epoca coloniale), secondo perché spesso queste diseguaglianze sono la conseguenza di meccanismi di commercio praticati a livello mondiale senza considerare che alcuni Paesi del mondo possano subire delle gravi conseguenza.
Ecco quindi che si è sentita la necessità di tutelare anche i popoli, intesi come gruppi di individui, cui vanno riconosciuti dei diritti collettivi in modo tale da creare le condizioni affinchè si possano poi effettivamente realizzare i diritti individuali.
Fanno parte dei diritti di terza generazione anche quelli che tutelano categorie di individui, ritenute particolarmente deboli ed esposte a pericoli di violazioni dei loro diritti: si tratta in particolare dei diritti dell'infanzia e dei diritti della donna.

LA QUARTA GENERAZIONE: i nuovi diritti

Esiste infine una quarta generazione di diritti, che tuttavia non è ancora stata elaborata con precisione essendo un fenomeno molto recente: i diritti di quarta generazione sono quelli relativi al campo delle manipolazioni genetiche, della bioetica e delle nuove tecnologie di comunicazione.
La nascita di questi nuovi diritti è una conseguenza della scoperta di nuove tecnologie: in questo senso la rivendicazione di nuovi diritti deriva dalla minaccia causata dalle nuove tecnologie. Si pensi ai danni che possono causare alla salute i cibi geneticamente modificati, oppure ai pericoli in cui possono incorrere specialmente i bambini utilizzando internet.
Essendo una nuova categoria occorrerà un po' di tempo perché questi diritti vengano formulati con precisione ed introdotti in documenti ufficiali.